UN ISTANTE PRIMA
O UN ISTANTE DOPO
Dopo la serie dedicata a Palermo (2009), Nicola Cicognani affronta, e completa, una nuova e diversa ricerca fotografica che difficilmente si riesce a collocare tra i generi conosciuti e riconosciuti. Se nel lavoro precedente il filo rosso era caratterizzato da uno sguardo continuo e coerente e vivace sulla periferia della città siciliana, oggi Nicola si muove con maggiore autonomia autoriale. Dismesso il bisogno tematico, emerge l’attrazione per la figura umana.
L’obbiettivo fotografico raccoglie frammenti visivi che riportano l’immagine ad essere strumento di misurazione di sentimenti. Nicola possiede un sismografo sensibile e reagisce agli impulsi del cuore e della mente proponendo una sequenza di scatti che hanno a che fare con la nostalgia, con il senso di appartenenza.
Donne e uomini riempiono le inquadrature. Il colore resta lo sfondo ideale, ma è più rarefatto, come se fosse chiamato a giocare un ruolo necessario alla narrazione e non alla composizione. Il mondo è guardato attraverso il filtro naturale delle contraddizioni e delle paure, delle gioie e dei desideri. Ma dentro queste periferie del mondo, tutto sembra ovattato. Il silenzio è la musica di sottofondo e le parole si leggono sugli spartiti dipinti sui muri o dentro gli spazi infiniti delle gocce di pioggia.
Quello di Nicola Cicognani non è un reportage, non è un racconto, è piuttosto una poesia visiva. Un componimento senza rime che tiene conto della dimensione sfuggente della fotografia, della sua inaffidabilità e, forse, della sua inutilità. Eppure, guardando questa sequenza si coglie un moto di commozione. Nicola lascia scivolare il suo sguardo tra solitudine e introspezione e viene spontanea una domanda: perché le cose mostrate non sono mai a fuoco?
Io credo perché non si sono ancora compiute. Perché Nicola riesce a fotografarle con quell’anticipo straordinario che rende quelle cose leggere. Perché l’azione non è ancora terminata, la frase non finita e la pioggia resta a mezz’aria e il bacio a mezza bocca.
Per Nicola, evidentemente, la vita è in movimento e tutto si compie sempre un minuto prima. O un minuto dopo. Per lui è uguale. Incredibilmente uguale.

Denis Curti

( Ottobre 2011)

PALERMO di Denis Curti aprile 2010
Sullo sfondo c’è l’eco irresistibile del richiamo di un luogo fragoroso e intrigante. Poi, una
porta semi aperta, una tenda di pizzo che ne delimita l’accesso e la cornice di un intonaco
bianco e luminoso: il tutto appare come l’accurata descrizione di un invito ad entrare, per
scoprire, per perdersi, per ritrovarsi.
Così Nicola Cicognani introduce il suo itinerario visivo tra le strade di una Palermo
sotterranea e profonda, alle radici di una millenaria cultura che ancora oggi si riconosce
nella multietnicità e nella mescolanza di segni e simboli perenni.
Una volta entrati, Palermo appare ai nostri occhi nella sua essenziale evanescenza, priva
di presenze umane; pronta a raccontare se stessa in una sequenza di simboli che
dall’Oriente all’Occidente hanno contribuito a farne uno dei luoghi più contemporanei al
mondo, dove culture differenti si incontrano e convivono in virtù di sentimenti di
appartenenza e storica condivisione.
In queste fotografie, le icone di Cristi, Santi e Madonne che si stagliano sulle pareti e sulle
vetrate, accanto ad effigi di danzatrici arabe e donne in burqa, emergono come tessere
sparse di un mosaico non ancora terminato, in attesa di nuove e inaspettate combinazioni
cromatiche che ne definiscano il disegno.
La Palermo di Cicognani svela il volto di una città che perpetua il suo passato di crocevia
di popoli e culture, in un presente storico in cui ancora una volta la città assurge il ruolo di
frontiera tra mare e terra, nel flusso continuo di canti, religioni e tradizioni.
Cicognani, mette in scena la Palermo di oggi, in cui l’esodo verso i nuovi quartieri
residenziali ha lasciato il passo al fenomeno dell’inurbamento da parte di emigrati asiatici e
africani. Proprio questa dimensione di passaggi ininterrotti e di imperituri attraversamenti
cattura l’occhio dell’autore, impegnato in un lento e progressivo processo di elezione e
selezione visiva sulla realtà, per restituire l’intricata mappa di forze centrifughe che si
sovrappongono nelle strade di Palermo.
Scorci di interni, piazze e cortili, seppur catturati in immagini desolate e disabitate,
inducono a percepire la presenza umana come l’elemento che rende questi luoghi ancora
vivi, nonostante l’evidente stato di abbandono e degrado. Ecco allora che i banchi del
mercato ortofrutticolo, i panni appena stesi e i sandali lasciati sull’uscio di una porta
suggeriscono una dimensione reale e concreta che riporta l’uomo al centro di tutto,
artefice indiscusso di quella silenziosa trama di segni e impressioni simboliche che ne
rappresenta l’identità.
Sono fotografie che stimolano la riflessione sulla città e i suoi cambiamenti, sulle recenti
trasformazioni urbanistiche e sulle nuove possibilità di viverla e abitarla, in rapporto con
nuove ed antiche presenze.
Nicola Cicognani racconta, con queste fotografie, la città di Palermo e il suo rapporto con
la contemporaneità attraverso il filo conduttore delle sue radici e della sua storia. Lo fa con
uno stile semplice e diretto, che tradisce una sapiente sintesi espressiva, mette in luce la
chiave iconografica che conduce alla comprensione di un incantevole quanto complesso
paesaggio siciliano.
Denis Curti

“I colori delle macerie”
Non c’è il fascino della Palermo barocca nelle foto di Nicola Cicognani, né quello agiografico della
Vuccirìa.
E’ un nuovo sguardo posato su Palermo. Un attraversamento della città che si esprime, in
estrema sintesi, attraverso le tracce lasciate sui muri dai suoi abitanti.
Una Palermo dove affiorano, dalle pareti scrostate e semi abbattute, i vissuti delle persone che
hanno nel tempo occupato quegli spazi, i loro sogni, i loro gesti e gli oggetti quotidiani che
raccontano questa città più di tante parole.
Le foto di Nicola attraverso la stratificazione di colori, di segni, restituiscono le emozioni di
questi vissuti.
La pittura rosso sangue, l’erotismo dei cibo che si espone, la bellezza del disfacimento.Tutti
questi elementi appartengono storicamente alla città, ma non erano mai apparsi prima così
evidenti, pur nella sintesi di un racconto fatto attraverso la passione piuttosto che attraverso la
descrizione.
Il fotografo racconta la normalità di una vita tra le macerie, in una sorta di quotidiano “day after”.
Nella provvisorietà di un perenne “dopo catastrofe” la vita trova appigli ovunque e stratifica le
sue impronte.
Senza voyeurismo ma con empatia, la narrazione si snoda nella raccolta delle tracce.
Il racconto è minimalista e metaforico.
I colori accesi, decomposti, violenti, ne diventano la cifra narrativa.
La Palermo di Nicola Cicognani è eccessiva, spiazzante, non catalogabile.
Una foto appesa ad un angolo di muro mostra dei ragazzi sulle moto; una porta d’ingresso
appare come una tavolozza troppo usata; le pantofole restano in attesa accanto alla tenda.
Sono i segni della vita che, nonostante tutto e tutti, esprime la sua determinata caparbietà a
sopravvivere a qualsiasi condizione.
Daniela Facchinato